Leonardo, la Valtellina ed i Bagni Vecchi di Bormio |
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“In
testa alla Valtolina è la montagna di Bormi. Terribili piene sempre di
neve; qui nasce ermellini. A Bormi sono i bagni. Valtolina come detto
valle circumdata d’alti terribili monti. Fa vini potentissimi e assai e
fa tanto bestiame che da paesani è concluso nascervi più latte che
vino. Questa è la valle dove passa Adda, la quale corre più che 40
miglia per la Magna.”![]() Così Leonardo "dipinge" la Valtellina, pochi tratti che danno una immagine quanto mai reale di Bormio dove "la montagna" è la conca delle cime, il confine naturale dove anche i passi (un tempo chiamati "monti") sono "alti e terribili". Guardando a nord, due erano le strade commerciali praticate fino dall'alto medioevo: il passo di Fraele "super fortezas schallae" e il Braullio "super serram ad montem", ambedue i tracciati spesso interrotti da valanghe in inverno e da rovinose frane nel resto dell'anno. Il passo dello Stelvio non era praticabile in quanto "pieno sempre di neve". Per avere qualche idea di quanto fosse terribile anche questo passaggio nel XV secolo bisogna cercare l'antico tracciato medioevale che portava alla Serra o serraglio dove un alto muro ed almeno una grossa torre con portone controllavano il passaggio di persone e merci: la mulattiera che inizia da Bormio come una semplice salita a mezzacosta deve subito fare i conti con una frana sempre attiva e qualche tornante in forte pendenza su terreno insidioso e friabile esposto sulla stretta valle dell'Adda. Finalmente compaiono le fondamenta e la chiesetta di San Martino e gli edifici dei Bagni Vecchi dove, un tempo, c'era l'Hospitium Balbeorum... "A Bormi sono i bagni" come scriveva Leonardo da Vinci.
All'epoca la struttura era molto articolata e comprendeva alcuni caseggiati in cui trovavano posto l'osteria e due camerate nelle soffitte per i viandanti meno abbienti. Per le persone di riguardo c'erano camere più comode dotate di camino. Le vasche termali erano due, una riservata alle donne e una più in basso vicino alla chiesa di San Martino per gli uomini ma spesso utilizzata dai due sessi in quanto più calda. C'era poi anche una vasca per il lavaggio dei cavalli. Considerato il terreno in forte pendenza e la superficie limitata tutti gli spazi dovevano essere ridotti al minimo. ![]() Particolare incisione del 1824 di R. Bodmer ![]() Veduta dei Bagni Vecchi con la chiesa di San Martino e, a fianco, le scale restaurate della mulattiera del Braullio (ph. in Lombardia) I nomi di Plinio, Cassiodoro, Caterina, sono stati assegnati a sorgenti o vasche del complesso termale e ci ricordano il passato, assieme ai possenti muri medioevali, alle grotte scavate nella roccia, agli stanzini umidi dei bagni romani, alle tinozze in legno all'aperto. Qui la storia non si legge su un dépliant, si deve cercare andando a curiosare in tutti gli spazi che questo labirinto mette a disposizione dei visitatori. Avamposto militare, casello per la raccolta delle gabelle, caserma, locanda, xenodochio, alloggio di cortesia per personaggi illustri e religiosi, ricovero e ospedale per viandanti e per bisognosi, nel tempo il luogo è stato utilizzato ed ha servito migliaia di persone sotto il segno di San Martino. ![]() La presentazione di QC SPA BAGNI VECCHI BORMIO permette solo di intravvedere la complessità e la storia nascoste dietro ai muri di questa struttura. La posizione splendida, la possibilità di stare nell'acqua all'aperto anche durante le nevicate invernali, l'ambiente curato ed esclusivo ne fanno una meta ambita. Poco resta però della cultura del termalismo insita nell'acronimo SPA o Salus Per Acquam che ha invece permeato questo luogo nei secoli. Tradizione in parte rimasta solo nella struttura CQ SPA BAGNI NUOVI e nelle offerte cutarive di BORMIO TERME. Accenni alla acque bormiesi si trovano nella "Naturalis Historia" di Plinio il Vecchio e cinquecento anni dopo nelle "Variae" di Cassiodoro . Il primo trattato "Liber de Balneis Burmi" compare nel 1396 scritto con competenza dal medico Pietro da Tossignano seguito dallo "Studio intorno alle acque Bormiesi" scritto da Gaspare Sermondi nel 1590 e dedicato a Ferdinando II d'Austria la cui consorte, Caterina Gonzaga, provò di persona le virtù terapeutiche delle acque di Bormio.
Con il XIV secolo si cominciano quindi a studiare in modo approfondito le proprietà terapeutiche del Termalismo che, come tutte le medicine naturali, andava praticato per periodi di tempo definiti dalle varie patologie e dall'osservazione medica del malato. E' importante ricordare che Bormio con i suoi "Balnea" è stata forse la prima località che ha scommesso sulla qualità delle proprie acque utilizzandole a scopo preventivo e curativo per tutta la popolazione e non solo per i più abbienti. Per parecchio tempo una vasca venne addirittura riservata per la cura dei cavalli e delle some. "I Bagni di Bormio nel corso dei secoli" di Dante Sosio - ed. Studi e ricerche nelle valli bormiesi - 1985 Terme a Bormio: 3 stabilimenti termali, 9 sorgenti e 1 storia …Da Bormio alla val Venosta duecento anni dopo l’inaugurazione della strada dello Stelvio. | |||||
Giugno 2022 - rev. Agosto 2025 - Dario
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