UNA GUIDA ANTE LITTERAM

 

Nella cattedrale di Santiago di Compostela è conservato un documento di inestimabile valore. Si tratta della "Guida del pellegrino ", V Libro del "Liber Sancti Jacobi", passata alla storia come Codex Calixtinus dal nome di papa Callisto II che ne rivendicò la paternità.
Anche se attorno a questo testo ed alle sue finalità restano aperti ancora molti interrogativi, forse la guida era destinata ai pellegrini che, in età medievale, percorrevano il Cammino di Santiago.
Scritta tra il 1139 ed il 1173 da un autore rimasto anonimo (alcuni sostengono che il copista sia il chierico francese Aimery Picaud de Partenay-le-Vieux), essa fornisce consigli pratici per il viaggio, indicazioni precise sui santuari da visitare per poter venerare le reliquie dei santi ed infine spiegazioni molto dettagliate per ammirare in tutto il suo splendore la cattedrale di Santiago de Compostela.

La "Guida del pellegrino" indica con grande precisione le vie principali che attraversavano la Francia da un estremo all'altro e la via per il nord della Spagna, dai Pirenei sino alla Galizia.
Per l'itinerario spagnolo esistevano due punti di partenza che convergevano vicino a Pamplona. Da questa località in poi il cammino continuava unito anche se, col passare del tempo, fu in parte modificato.
Le tappe proposte da Picaud si riferiscono al tempo in cui il pellegrinaggio si svolgeva a piedi o a dorso di animale e perciò la loro estensione è assai diversa in relazione soprattutto alla maggiore o minore asperità del percorso. Esse sono tredici e, per ciascuna , vengono descritte le cartteristiche essenziali del luogo ivi compresa la possibilità di trovare "pane buono, vino eccellente, carne e pesce in abbondanza". Tra le avvertenze più curiose è senza dubbio quella che, arrivato in Galizia, precisamente a Triacastela, il pellegrino avrebbe ricevuto una pietra da trasportare fino a Castagneda. A Triacastela, infatti, esistevano delle cave di pietra da calce, materiale che veniva trasportato a Castagneda per la lavorazione. La calce prodotta in questa località veniva poi trasportata a Santiago per essere impiegata nella costruzione della Cattedrale di San Giacomo.

L'autore della Guida ben conosceva le fatiche del viaggio e pertanto non tralascia di informare i viaggiatori dei corsi d'acqua "bonis et malis" che avrebbero incontrato sul Cammino. Non solo ne elenca i nomi ma mette in guardia i pellegrini dal bere o far abbeverare i cavalli in alcuni fiumi la cui acqua era dannosa alla salute.
In alcune località occorreva diffidare anche degli abitanti del luogo spesso pronti ad ingannare ed uccidere per impossessarsi di pochi averi. Le critiche più pesanti sono rivolte ai navarresi " popolo barbaro, perfido, sleale, corrotto e selvaggio".

Per tutti coloro che, approfittando dei pellegrini, soprattutto con l'esazione di iniqui pedaggi per il passaggio, Picaud chiede la pubblica scomunica da emettersi nella cattedrale di Santiago alla presenza dei pellegrini. Probabilmente tra gli scopi della Guida c'era anche quello di definire e far rispettare regole di comportamento tali da garantire la tranquillità del viaggio per i pellegrini. Non a caso si insiste anche sul dovere dell'ospitalità e della carità da parte degli abitanti dei villaggi nei confronti delle persone in viaggio.

Poiché la meta finale del Cammino era Santiago de Compostela, nella Guida è riservato ampio spazio alla minuta descrizione della città soprattutto alla Basilica sorta sulle reliquie dell'apostolo Giacomo.
Con ricchezza di particolari si parla della dimensione della chiesa, delle decorazioni dei portali, delle singole cappelle e delle vetrate. " In questa chiesa non vi è alcun difetto; essa è grande, spaziosa, chiara, ben proporzionata in larghezza, lunghezza ed altezza. E' costruita su due piani, come un palazzo reale" scrive Picaud annotando anche che "colui che percorre la parte alta, se era triste durante la salita se ne va felice e consolato dopo aver contemplato la bellezza perfetta di questa chiesa".
Forse è proprio ciò che accade anche oggi al pellegrino del XXI secolo.

 27 gennaio 2010, Rosalba Franchi