Le Alpi e le vie di comunicazione tra il Mediterraneo e l'Europa


Coolidge

La storia delle Alpi prima del XVIII – XIX secolo non è tanto storia di cime o vette da conquistare ma storia di valichi e passi che hanno permesso passaggi di uomini ed eserciti ma anche scambi di merci, lingue e culture differenti.

Lo storico americano William Augustus Brevoort Coolidge (1850-1926 ), uno dei maggiori studiosi moderni delle Alpi, scrive: “ Se una cima è opera della natura , un passo alpino è opera dell'uomo. Una sommità, in altre parole, non è altro che un fenomeno naturale , mentre un passaggio non può essere considerato tale fino al giorno in cui l'uomo non vi sia passato” (Passages des cols de glacier).

Le Alpi, che per secoli hanno costituito un baluardo naturale di difesa per le popolazioni che abitavano gli opposti versanti, viste invece come opportunità di collegamento e di scambio. Il passaggio attraverso i diversi passi alpini è documentato nel tempo e ha interessato eserciti, re, imperatori, alto clero, pellegrini, mercanti, letterati ed artisti.
Poiché tutti i valichi alpini si trovano a quote elevate il loro attraversamento, così come raccontano molte fonti itinerarie, da sempre ha costituito un'impresa ardua e difficile da affrontare.


Strabone


Alle Alpi il greco Strabone (68 a.C.) dedica in età augustea il VI libro della sua Geografia. La sua opera scomparve in Europa dopo la caduta dell'impero romano d'Occidente (476 d.C.) e ricomparve in Italia proveniente da Bisanzio nel XVI secolo. Strabone considera le diverse tribù che abitavano le Alpi (Rezi, Vennoni, Leponzi, Tridentini,...) come popoli molto poveri, in parte sottomessi che tenevano aperti i passi , li proteggevano dagli assalti e ne avevano cura perché potessero essere transitabili. Ma descrive le popolazioni alpine anche come dedite a razzie e rapine e ad ogni sorta di crudeltà verso uomini e bambini.

Attraverso gli scritti dello storico romano Tito Livio (59 a.C.- 17 d.C.) conosciamo la discesa nella pianura Padana dei Celti nel VI e V secolo a.C .attraverso il Monte Pennino o Colle del Gran San Bernardo e dei Galli nel 390 a.C. transitando per il Monginevro e il Moncenisio.

Forse seguendo la via del Monginevro avrebbe attraversato le Alpi Annibale nell'autunno del 218 a.C. con il suo esercito di soldati ed elefanti di piccola taglia al seguito compiendo un viaggio estremamente difficile e pericoloso. Livio, storiografo ufficiale dell'impero, descrive un'impresa epica destinata a far risaltare il valore dei generali romani che avevano sconfitto un condottiero tanto forte e sprezzante del pericolo. Anche lo storico greco Polibio nel II secolo a.C. aveva descritto il viaggio di Annibale sottolineando le immani fatiche compiute dai cartaginesi per aprirsi una via di passaggio.


Annibale passa le Alpi

W.Turner - Annibale passa le Alpi - particolare

L'itinerario compiuto da Annibale nel corso delle guerre tra Roma e Cartagine sia in età antica che ancora oggi è oggetto di diverse ipotesi. Alcuni ricercatori propendono per l'attraversamento delle Alpi al Passo di Clapier, poco lontano dal Moncenisio. E' verosimile la possibilità che il generale cartaginese abbia scelto una via più difficile ma meno conosciuta e non presidiata dai Romani.

Curiosa l'ipotesi elaborata in anni recenti da un team internazionale dell'Università di Toronto (Canada),.Basandosi su resti biologici risalenti a 2000 anni fa , gli studiosi avrebbero riconosciuto il passaggio di Annibale sul Colle delle Traversette, un valico che collega Francia e Italia a lato del massiccio del Monviso. Da lì, con un esercito decimato dalle valanghe e dal gelo, il generale avrebbe seguito la valle del Po in direzione di Torino.

Da ricordare che proprio sotto il Colle delle Traversette esiste la prima galleria scavata nel 1480 sotto le Alpi, il Buco di Viso che permetteva di unire direttamente il Marchesato di Saluzzo alla Francia senza passare dal Ducato di Savoia. La via era utilizzata dai mercanti che trasportavano il sale dalle saline di Aigues Mortes, vicino a Marsiglia, al Marchesato di Saluzzo . Nel 1478, per facilitare i collegamenti fu scavato un tunnel poco più in basso del colle. L'opera, lunga circa un centinaio di metri, fu terminata dopo due anni e permetteva di accorciare il tempo di viaggio di due giorni. Oggi questo passaggio costituisce un percorso escursionistico impegnativo, aperto principalmente nella stagione estiva.

De Alpibus


Sono molti gli autori che raccontano delle ALPI in modo occasionale, ma nessuno, fino al XVI secolo aveva dedicato a queste montagne una trattazione diffusa ed articolata.

Il “De Alpibus Commentarius” dello svizzero Iosia Simler pubblicato a Zurigo nel 1574 rappresenta la prima opera dell'età moderna dedicata alle Alpi.
Simler (1530-1576) è un umanista: storico, geografo, matematico, filologo, letterato e la sua trattazione vuole in qualche modo colmare un'assenza di trattazioni complessive sull'argomento rivalutando un territorio poco conosciuto ed analizzato nella sua unità geografica. Le Alpi erano comunemente descritte solo parzialmente, come una muraglia che cingeva l'Italia, un territorio difficile da attraversare, sterile e pericoloso per gli abitanti delle civiltà urbane e sedentarie delle pianure e dell'area mediterranea.
Nel mito le montagne ricordavano le spalle del gigante Atlante che regge il mondo. Nell'immaginario popolare, ma non solo, erano popolate da mostri, draghi e streghe.

Johannes Jacob Scheuchzer ( naturalista e medico svizzero 1672-1733) nella sua opera "Itinera alpina" riporta numerosi avvistamenti di draghi elaborando una sorta di catalogazione con ben undici tipi diversi di esemplari.

Per lo svizzero riformato Simler il punto di vista è diverso rispetto a quello delle popolazioni mediterranee: per esperienza diretta conosce il Vallese e per lui il paesaggio alpino è un mondo appartenente agli uomini che lo abitano, lo rendono accessibile ed ospitale. L'autore ha consultato e studiato i testi storici e geografici della classicità ma, pur traendo da Strabone il suo modello, introduce interessanti elementi di modernità.
Oltre che descrivere dettagliatamente gli itinerari abituali attraverso le Alpi si diffonde a trattare delle difficoltà e dei pericoli che possono incontrare coloro che li percorrono e come si possano superare. (Osservazioni degne di un moderno manuale per chi oggi va in montagna!).
Simler tratta della strettezza delle strade alpine, del rischio dei punti sdrucciolevoli, dei pericoli del ghiaccio, delle slavine e delle bufere. Suggerisce prudenza ed attenzione soprattutto per i mandriani di buoi e cavalli e l'utilizzo di strumenti che possono essere d'aiuto come “Suole di ferro con punte acuminate, bastoni alpini muniti in cima di puntali ferro, assi di legno strette e sottili del diametro di un piede fittamente intrecciati da un reticolo di corde da legare ai piedi” per non affondare nella neve alta.

Nel trattato sono enumerate le popolazioni alpine menzionate nel Trofeo delle Alpi eretto dal popolo romano a Cesare Augusto, le acque, i metalli, la flora e la fauna con particolare attenzione riservata agli arbusti ed erbe dei pascoli. Un vero e proprio tributo al mondo alpino.
La vertiginosa altezza delle montagne colpisce ed attrae il nostro animo stupefatto più che l'immensa distesa delle pianure” scrive Simler nella premessa del suo trattato.

Le vette che gli antichi mortali, gli adoratori di idoli ma anche i progenitori del popolo di Dio, giudicarono luoghi più convenienti al culto divino.“Dobbiamo pur ammettere che la sublimità dei monti merita la nostra più devota contemplazione”e tutto ciò che di meraviglioso offrono le montagne Simler lo ritrova in sommo grado nelle Alpi.

Monte Rosa


Silvia Tenderini - Ospitalità sui Passi alpini, Centro Documentazione Alpina - Vivalda 2000

Iosia Simler - Commentario delle Alpi a cura di Carlo Carena, Introduzione di Marica Milanesi - Locarno Dadò 1998

Rosalba Franchi, febbraio 2026