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Il colle del Moncenisio, un po' di storia (in Work) |
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Il valico del Moncenisio è citato per la prima volta nell'atto di fondazione dell'abbazia di Novalesa che risale al 30 gennaio 726. In epoca romana, così come risulta dalla Tabula Peutingeriana, il Monginevro era la via privilegiata per il collegamento da Torino verso le terre francesi. Il Moncenisio venne “scoperto” nel periodo in cui Franchi e Longobardi si fronteggiavano per il dominio su queste territori essendo la via più breve, se non più agevole, per collegare le terre francesi con quelle italiane. Il
colle assumerà pertanto un ruolo di importanza strategica nelle
contese territoriali tra questi due popoli.
Novalesa
da “Novalis”o “terra nuova” da poco dissodata come saranno i
terreni resi fertili nella bassa valle della Cenischia. L'abbazia
ottenne particolari favori e protezione da parte dei Franchi perché,
oltre che un luogo di preghiera ed assistenza, essa rappresentava un
importante avamposto militare al di qua delle Alpi. “......Mille son que' monti, e tutti erti, nudi, tremendi ,inabitati: solo foreste d 'intatti abeti, ignoti fiumi, e valli senza sentier”. Nell'Adelchi
di Alessandro Manzoni il diacono Martino, attraverso mille pericoli e
impervi sentieri alpestri, riesce
a raggiungere il campo dei Franchi. A Carlo Magno, che nel 772
dispera di superare le chiuse in Val Susa, Martino indica un altro
valico, il Moncenisio, per scendere in Italia ed avere la meglio sui
Longobardi. In epoca carolingia il tracciato della mulattiera subì varie modifiche e ,specie sul versante francese, vennero costruite modeste costruzioni destinate al riparo, alla sosta ed alla preghiera. In un anno compreso tra l'815 e 825 Ludovico il Pio fondò un ospizio al passo dotandolo di poderi. La “domus, oltre che accogliere i viandanti e soccorrere i poveri e gli ammalati aveva la funzione di controllare il valico. Con
la caduta dell'impero carolingio l'abbazia della Novalesa venne
devastata dall'arrivo dei Saraceni e solo verso la fine del X tutta
la valle fu liberata dal loro dominio. Dopo alterne vicende e periodi di abbandono, in anni più recenti l'Abbazia della Novalesa è tornata, come alle origini, ad essere un monastero benedettino. Alla chiesa abbaziale principale si uniscono una serie di cappelle di cui la principale è quella di Sant' Eldrado decorata con un ciclo di affreschi romanici datati 1095-1096.
L'itinerario
del Moncenisio, conosciuto come Strada Reale o Via di Francia divenne
a partire dal Basso Medioevo l'itinerario prediletto tra Italia e
Francia. Seguiva in origine il lato destro del fiume Cenischia, che ha
dato il nome al valico, passando da Venaus e dall'abbazia e l'ospizio
prima di giungere a Novalesa. I
Savoia affermarono il loro dominio sulla strada imponendo dazi
doganali, ma anche leggi severissime per la protezione dei viaggiatori
dal brigantaggio. La strada, ricosruita sul lato sinistro della Cenischia, anche nei passaggi di
pendenza più elevata arrivava a quasi due metri di larghezza ed era dotata di
protezioni laterali in pietra. Dopo ogni inverno necessitava comunque di svariate
opere di manutenzione.
La strada napoleonica del Moncenisio L’imperatore
francese passò la prima volta per il Moncenisio nel 1797 ritornando da
Milano a Parigi e ripassò altre volte per quella via nelle
due direzioni. Nel 1800 Napoleone ordinò che si
facesse una
nuova strada carreggiabile seguendo un percorso a mezza costa sul lato ovest della
valle seguendo un percorso più lungo ma meno impervio. Le borgate di Novalesa e Ferrera, dove da secoli si
era formata una comunità dedita all'accoglienza e all'assistenza dei
viaggiatori e costruite strutture adeguate, vennero via via abbandonate. Nel
1807, osservando l'insufficienza di alloggi e di ripari per i
viaggiatori ed i militari che iniziavano ad utilizzare il percorso in
costruzione anche nel gelo dell’inverno, Napoleone ordinò la creazione
di un nuovo comune diviso in tre stazioni di posta con alloggi, di cui
uno
sul
colmo, un altro (la Grande Croix) a mezza salita ed il terzo a metà strada fra Susa ed il colle (Bard); ordinò
pure di costruire alla sommità, lungo il lago, una chiesa e delle vaste
caserme. Dispensò dalle imposte tutti i paesani che sarebbero venuti a
stabilirsi nel nuovo comune. Fu
così che i villaggi di Novalesa e Ferrera vennero abbandonati dal
traffico dei viaggiatori più abbienti, ed anche il traffico commerciale
di sommeggiatori cominciò a diminuire. Le strutture di assistenza
dei due paesi, sempre meno utilizzate, non vennero più ampliate e
ammodernate arrivando fino ai nostri tempi così come Napoleone le aveva
viste la prima volta.
La ferrovia Fell Non mancarono snche
per il Moncenisio le idee stravaganti per aprire una via ferrata non
interrata che riuscisse a superare le pendenze necessarie per superare
il passo.L’ingegnere
inglese I.
B. Fell aveva
da alcuni anni inventato un nuovo sistema di trazione ferroviaria a
cremagliera, di cui non si era ancora fatta applicazione, giudicato molto promettente. Nel
settembre del 1863 si fece una prima prova nel Derbyschire sopra
un tratto della lunghezza di un miglio che riuscì ad affermare l'utilità del ritrovato. Si costituì in Francia una Società
per Azioni, con un capitale di 12 milioni e mezzo di
franchi. La
locomotiva non era lunga come una diligenza con quattro o sei cavalli a
cui occorre una via piana e
larga; era un piccolo trattore a vapore che si aggrappava alla terza
rotaia a cremagliera quando necessario e che poteva curvare con un
raggio inferiore a quanto consentito alle diligenze. L'impegno economico divenne insostenibile e il servizio cessò completamente dopo il 1871 quando venne aperto il tunnel ferroviario del Frejus in fra Bardonecchia e Modane lungo 13636 m. Per l'epoca il più lungo del mondo.
Per approfondire: Michele Ruggiero Valle di Susa, Torino 1987 |
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Rosalba Franchi e Dario Monti, 21 marzo
2026 |