Belgirate
particolare 1683

Favorita da una posizione particolarmente felice, riparata dal colle Motta Rossa, Belgirate anche in passato, ha attratto con la sua bellezza e la mitezza del clima, illustri personaggi e turisti stranieri. In una delle sue Ville più famose, il proprietario, l'editore Treves, ospitò famosi scrittori dell'Ottocento e del Novecento come Verga, De Amicis, D'Annunzio. Sthendal ambientò qui un passo del suo romanzo più conosciuto "La Certosa di Parma", il poeta Guido Gozzano scelse Villa Carlotta, dimora del secolo scorso nota anche per il suo parco, per "L'amica di nonna Speranza". Ruggero Bonghi vi costruì una villa dove, nel 1862, fu ospitato Garibaldi; i fratelli Fontana, dal canto loro, accolsero nelle loro residenze figure di spicco del Risorgimento italiano.
Senza dubbio la quantità di Ville che troviamo nel territorio di Belgirate dimostra la sua tradizionale vocazione al turismo. Nella descrizione del Boniforti (1857) si annota la presenza di un buon albergo "del Porto franco" situato allo scalo dei piroscafi, di un ufficio postale e una dogana.

comune

Dal lago si sale al paese attraverso stretti vicoli e scalinate. La parrocchiale, che si trova in una piazzetta di recente sistemazione, è dedicata alla Purificazione di Maria dal 1795. In questo anno, infatti, il titolo fu trasferito dalla Chiesa romanico-gotico di S. Maria del Suffragio posta in posizione elevata rispetto all'abitato, all'oratorio seicentesco dedicato a S. Carlo Borromeo che, in tale circostanza, cambiò la dedicazione.
Restaurata all'inizio di questo secolo e successivamente negli anni '40, la chiesa fu riconsacrata nel 1905. Nell'interno, sopra un altare, un quadro ex-voto ricorda la tragica peste del 1630 descritta dal Manzoni, epidemia che, anche a Belgirate, provocò una drastica diminuzione della popolazione.

Un tempo, almeno fino alla costruzione della linea ferroviaria del Sempione, una suggestiva Via Crucis collegava il centro del paese con la chiesa di S. Maria attigua al cimitero ed adagiata sulla collina, laddove i campi a terrazze producevano viti e frutta di ottima qualità.
Proprio S. Maria del Suffragio era l'antica parrocchiale il cui campanile romanico risale alla fine del XI secolo.
L'edificio religioso, da cui si gode uno splendido panorama, conserva pregevoli affreschi del Quattro-Cinquecento. Nel periodo dal 1568 al1600, dopo una epidemia di peste, la chiesa venne affrescata, forse in adempimento ad un voto, con immagini di Santi che, nella fattura, richiamano la scuola del Luini.

campanile

Altri due edifici tardo romanici sono l'oratorio di S. Cristina ubicato tra i boschi di castagni, e quello di S. Paolo che fu ingrandito nel 1700 per accogliere i numerosi devoti ad una immagine della Madonna ritenuta miracolosa. Oggi, della costruzione originaria, rimane l'abside con affreschi del XV secolo che rappresentano Cristo Pantocrate , gli Apostoli e le allegorie dei mesi dell'anno. Le pitture delle fasce inferiori sono discretamente conservate mentre quelle della parte superiore hanno probabilmente subito dei rimaneggiamenti.


Del suo passato pià lontano restano le notizie di qualche ritrovamento di epoca romana, alcune cappelle e un triscele incisi nei massi circostanti l'oratorio romanico di S. Paolo, posto ai confini con Calogna e con Magognino.

Da ricerche storiche si ritiene che una strada di epoca romana proveniente da Novara e Borgomanero passasse nell'Alto Vergante da Invorio, Massino, Brovello Carpugnino, Levo, Romanico, Oltrefiume, Feriolo, (da dove diramava per l'Ossola) e giungeva ad Intra attraverso il ponte di Cossogno. Il legame profondo con la giurisdizione del Vergante fu la premessa della incorporazione di Belgirate nel feudo dei Borromeo. (Vedi il  sito del Comune di Belgirate)
La viabilità lungo-lago precedente alla strada del Sempione era ridotta a una stradina a mezza costa che collegava i centri  rivieraschi fra di loro. Interessante e ancora in parte percorribile nella sua struttura originale la mulattiera da Belgirate a Stresa che ci riporta indietro nel tempo di più di duecento anni.

Attorno alla chiesetta romanica di Santa Maria e al suo campanile, tuttora svettante sullo sfondo del lago, si raccolse per secoli la vita dei contadini e dei pescatori che formavano la piccola comunità di Belgirate, dipendente in origine economicamente ed ecclesiasticamente  dalla pieve di Baveno, prima di diventare, probabilmente alla fine del Trecento, parrocchia autonoma con le sue dipendenze di S.Cristina e di Calogna.
Il paese, ricco di vigne, di olivi, e di boschi, dovette godere verso la fine del Cinquecento di qualche prosperità anche per la presenza di alcune famiglie legate a personaggi importanti dell' amministrazione spagnola. Ad esse va fatto risalire l'impulso ai ripetuti ampliamenti della chiesa parrocchiale e alla sua decorazione pittorica, di cui sono documentate le date del 1586 e del 1600. 

Belgirate poteva contare anche sulla pesca e sulla navigazione lacuale strettamente collegata alle necessità di Milano. Si ricordano i marmi per la costruzione del Duomo che sull'acqua attraverso i navigli arrivavano in città, ma anche il granito di Baveno, quello di Montorfano, la meno pregiata ma non meno importante calce (che veniva prodotta nelle innumerevoli fornaci che sorgevano sul lago ai piedi di decine di cave). 

strada


Con l'apertura della strada del Sempione, all'inizio dell'ottocento, Belgirate divenne un importante centro famoso anche per il suo clima mite. Fu frequentata da personaggi illustri, patrioti, poeti e statisti, e ricordata in molti passaggi di opere letterarie, a cominciare dalla Certosa di Parma di Stendhal fino a
Borsieri, Fogazzaro e a Gozzano.
Costoro diedero impulso alla costruzione di nuove ville investendo consistenti capitali nella trasformazione dei terreni agricoli più vicini al lago, dove per secoli si stendevano i vigneti fino a lambire le acque, in giardini affascinanti per la presenza di essenze esotiche. Questi lavori e la manutenzione dei parchi che si affiancavano alle signorili abitazioni dei borghesi locali come i Bono e i Conelli, furono occasione di lavoro per molti Belgiratesi impiegati come giardinieri, contadini, inservienti, sarti, barcaioli al servizio delle facoltose famiglie piemontesi e lombarde che vi abitavano.



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